martedì 29 aprile 2008

Pd: Veltroni rilancia, possibile congresso in autunno

Il segretario vuole una riflessione per ripartire

Roma, 29 apr. - Gli uomini di Walter Veltroni sono prudenti e frenano quando sentono la parola 'congresso', ma di fatto il segretario sembra che si avvii a bruciare i tempi e a chiedere agli altri 'big' del partito di avviare una "grande riflessione" collettiva che, di fatto, potrebbe portare ad un anticipo del congresso già al prossimo autunno. Veltroni ne ha parlato in queste ore con diversi dirigenti del Pd e ha convocato il 'caminetto' del partito proprio per proporre una "accelerazione". Stamattina, ai cronisti, ha spiegato: "Sto pensando in queste ore a come reagire con un di più di innovazione e di radicamento". Chi ci ha parlato in privato spiega che Veltroni vuole "ripartire, ma non con una intervista sui giornali: vuole coinvolgere tutto il partito, a cominciare dal gruppo dirigente, fino ad arrivare a quegli elettori che hanno partecipato alle primarie".

Si tratta, continua la stessa fonte, di prendere atto che il partito ha ottenuto un risultato con luci e ombre, che radica il Pd come la più grande forza riformista che questo Paese abbia mai avuto, ma senza ignorare la "botta" (usano proprio questo termine) che c'è stata a Roma. Serve quindi più "innovazione", sarebbe il ragionamento di Veltroni, ma bisogna che tutti dicano se ci stanno, se sono d'accordo.

Al 'caminetto' Veltroni proporrà di convocare gli organismi deputati, la direzione e l'assemblea costituente, per fissare le tappe e le modalità di questa 'riflessione' che potrebbe finire per sfociare in un vero e proprio congresso. "Ma solo alla fine del percorso", precisano gli uomini vicini al segretario, partendo dall'analisi sull'innovazione necessaria e sul radicamento che bisogna realizzare.

Sembra intanto scontato che si vada ad un profondo 'restyling' degli organismi dirigenti del partito: l'attuale esecutivo dovrebbe lasciare il posto ad un organo di direzione politica che, di fatto, dovrebbe ricalcare l'attuale ufficio politico, riunito proprio in queste ore.

POLITICA

PD/ VELTRONI: NEL PARTITO NESSUNA RESA DEI CONTI

Riunione di oggi molto chiara e netta

Roma, 29 apr. - "Nel Pd non c'è nessuna resa dei conti, non so se con questo posso rassicurare o rattristare, so che sarebbe più spettacolare, ma non è così". Lo ha detto il segretario dei democratici, Walter Veltroni, a Skytg24. La riunione di oggi, ha detto, è stata "molto chiara e netta". "Il Pd è nato sei mesi fa, ereditando una situazione difficile dal punto di vista elettorale e politico. Abbiamo fatto un grande lavoro", ha detto ancora Veltroni, sulla base di una scelta di coraggio, che si può anche pagare. Ma certo la cosa peggiore sarebbe tornare indietro".

da ridere?

GOVERNO; BOSSI: FUCILI SEMPRE CALDI, PRONTI 300MILA UOMINI

Mi auguro sinistra voglia riforme:ma se vuole scontri si accomodi

Roma, 29 apr. - "I fucili sono sempre caldi". Umberto Bossi, nonostante l'invito di Silvio Berlusconi a toni più pacati, insiste: "Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi", dice a margine dell'insediamento della nuova Camera.

"Mi auguro - aggiunge - che la sinistra scelga la via delle riforme, non come l'altra volta che non vollero assolutamente la riforma federale".

sabato 26 aprile 2008

RIFLESSIONI......

aprile 2008
Le domande del nord: federalismo fiscale e qualità del territorio.
Diamo le nostre risposte.

Ovviamente dobbiamo capire bene quello che è successo se vogliamo reagire nel modo più adeguato e forse ci serve dare retta ancora per un pò agli "analisti" del voto. Ma sicuramente dobbiamo rafforzare la nostra capacità di ascolto della gente, non per cavalcare le paure, ma per trovare risposte che portino il paese in avanti. A quali domande "della gente del Nord" ha saputo rispondere la Lega? Non ho strumenti di analisi scientifica per dirlo, nè conosco elettori che hanno votato Lega, ma bazzico per lavoro nei comuni della provincia di Milano, nelle valli del lecchese, in Valtellina, verso i laghi, ecc....Parlo con i sindaci e i funzionari che governano in queste piccole comunità, quelle che hanno dato alla Lega il 60% dei voti. Insomma, mi sono fatta l'idea che il successo della lega si incardini non solo sulla paura o l'insofferenza nei confronti degli immigrati (cosa che esiste ma coinvolge una percentuale minore di persone), ma sul comune sentire (questo sì che coinvolge numeri più vasti) di buona parte dei loro elettori, che provo a riassumere così: "...siamo la regione europea con l'economia più forte, produciamo - creiamo imprese - diamo occupazione, lavorando come matti, rischiando in proprio...., ma le nostre tasse vanno a Roma e qui torna ben poco. Là le usano per pagare la casta dei politici e del sottogoverno, le buttano in una pubblica amministrazione inefficiente, luogo di scambio politico, poco controllata. Qui non tornano abbastanza soldi per le casse dei comuni (quelli che governiamo noi leghisti) e così ci mancano i posti negli asili nido, il trasporto pubblico è inadeguato, i servizi di assistenza per gli anziani sono inesistenti....Avremmo diritto ad avere risorse per mantenere belli i nostri centri storici, per qualificare le zone industriali e non ne abbiamo abbastanza. Noi facciamo la raccolta differenziata e invece a Napoli i rifiuti non li sanno neanche raccogliere. Per avere risorse dobbiamo vendere a pezzi il nostro territorio, ma ormai lo abbiamo consumato tutto, come facciamo ora a garantire i servizi a cui siamo abituati e che ci meritiamo?...".
Non nascondo che questo pensiero sfiora anche persone come me, che in fondo sono il tipo di elettore lombardo a cui il PD dovrebbe più facilmente guardare. Un pensiero che nasce dal disagio di chi - titolare o lavoratore in piccole imprese - è più che mai esposto alla competizione sul piano
dell'economia, ma anche dal senso di ingiustizia di chi si sente di dare già il massimo per questo paese, senza che il suo merito venga riconosciuto.
Insomma, mi chiedo: ci sono risposte "democratiche" a questo disagio, a questa domanda ? Il federalismo fiscale è una risposta ? se lo è, come io credo (ma si può discutere anche di questo) come lo si può costruire senza scaricare a mare un pezzo di paese al momento incapace di produrre le
risorse necessarie per autosostenersi? si può usare come leva per cambiare il paese, per renderlo più efficente, per premiare i comportamenti virtuosi, per responsabilizzare ? Inoltre la leva fiscale (i premi e le penalizzazioni) è strumento che si dimostra sempre più utile per le politiche ambientali, e le politiche ambientali devono necessariamente adattarsi alle diversità del nostro paese. Quindi federalismo, fiscalità e ambiente si tengono. Morale: cerco teste - competenze - idee - esperienze, che abbiano voglia di ragionare su questo tema.
Infine, ho la sensazione che la Lega in Lombardia vinca perchè sta - fisicamente - sul territorio, crede nell'identità delle sue valli, costruisce piccoli progetti di riqualificazione. Questo potremmo farlo anche noi, senza troppo sforzo, basta mettersi a farlo, dare voce ai circoli, alle sensibilità nuove. Noi possiamo progettare il futuro dei nostri territori, mettere in pratica miglioramenti visibili. E molto altro.
Mi sbaglio ?
da il Cannocchiale (Pd Lombardia ambiente)
Lo strano 25 aprile di Berlusconi...

Riceve Ciarrapico, nostalgico fascista. Veltroni: "Uno sfregio alla democrazia"

La Festa della Liberazione è la festa di tutti. E’ la festa dell’Italia, il momento in cui si ricordano quelle persone, quei ragazzi che sacrificarono la loro vita per permettere a questo Paese di uscire dal fascismo e cominciare un lungo cammino di libertà e democrazia. E’ la festa di tutti, e ognuno decide in coscienza di passarla come meglio crede. C’è chi sfila al fianco dei partigiani, chi lotta per battaglie democratiche, c’è anche chi protesta contro le cose che non vanno, chi butta in piazza tutto il suo impegno civile e politico.

C’è poi chi decide di passare il 25 aprile invitando a casa una persona che ha dichiarato di non avere mai rinnegato il ventennio fascista. In democrazia, si sa, (quasi) tutto è concesso, ma questo tipo di comportamento, indipendentemente da chi ne è il protagonista, meriterebbe una censura da parte di tutti i cittadini liberi di questo paese.

Il tutto assume una dimensione ben più grave se l’ospite in questione si chiama Giuseppe Ciarrapico, neoeletto senatore della Repubblica, e se il padrone di casa, che si chiama Silvio Berlusconi, si appresta a diventare per la terza volta presidente del Consiglio, vive a cinquecento metri dal luogo in cui oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napoletano ha ricordato i martiri che hanno dato vita alla nostra democrazia, e da anni non partecipa ad alcuna manifestazione in loro memoria.

Durissimo il commento del segretario del Partito Democratico Walter Veltroni: “Un atto di questo genere da parte di Silvio Berlusconi è un gesto di sfregio nei confronti dei democratici e di questa grande pagina che ha riguardato la storia italiana. Aver ricevuto a Palazzo Grazioli Ciarrapico, che non ha mai preso le distanze dal ventennio fascista, nel momento in cui gli italiani festeggiano il 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo, è un segnale politico che segna una profonda distanza tra chi lo commette e chi invece festeggia una grande festa di libertà”.

Altrettanto deciso il giudizio espresso da Roberto Giachetti: “Non si era mai visto da parte della destra un affondo così arrogante nei confronti del 25 aprile. Il premier in pectore, invece di celebrare la Festa della Liberazione, preferisce ricevere a casa sua chi non ha mai rinnegato il fascismo. Un gesto eclatante, un’offesa intollerabile alla memoria viva di una città come Roma, medaglia d'oro della Resistenza, tra l'altro avvenuta a pochi metri dal quartiere della comunità ebraica della Capitale, una delle più antiche del mondo. Un atto gravissimo e preoccupante da parte di una destra, quella di Alemanno, sempre più radicalizzata ed estremista, che esibisce in maniera aggressiva il suo profondo disprezzo per le radici comuni della nostra Repubblica”.

venerdì 25 aprile 2008

25 aprile

"La Resistenza Partigiana nacque dall'impegno di persone, partiti e movimenti
che, dopo l'8 settembre e l'invasione dell'Italia da parte della Germania nazista,
si opposero agli occupanti e alla Repubblica Sociale Italiana, fondata da Mussolini
sul territorio controllato dalle truppe germaniche.

Questa è la storia e non dovrebbe essere mai dimenticata.
Una storia che accomuna vite di uomini e donne uniti nella lotta, nella speranza e nella
volontà del cambiamento del nostro Paese."

viva la Resistenza , viva la Costituzione , viva l'Italia

mercoledì 23 aprile 2008

Il tavolo vuoto del Cavaliere

Dalle tasche degli italiani, già pesantemente prosciugate del dissesto senza fine di Alitalia, vengono ora prelevati altri 300 milioni – dovevano essere 150, ma è stato Berlusconi a chiederne il doppio – per quello che soltanto con cinica ipocrisia può essere chiamato un prestito-ponte.

Ponte verso che cosa, infatti?

Di certo non verso la soluzione dei guai della disastrata compagnia.

L'unica strada realmente aperta al riguardo, quella di Air France, è stata chiusa da Parigi con un comunicato che gronda irritazione e disprezzo per il teatrino politico-sindacale italiano.

Per il resto all'orizzonte non vi è niente altro di concreto: nell'aria c'è sempre il fantasma di un'iniziativa patriottica, ma la sua sostanza è solo quella delle parole di chi evoca cordate imprenditorial-bancarie al momento del tutto latitanti.

Tanto che lo stesso Corrado Passera – amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo, la banca indicata dai sedicenti salvatori come il pilastro finanziario dell'operazione nazionale – ha liquidato ogni fantasticheria in proposito con parole eloquenti e lapidarie: "Oggi sul tavolo non c'è niente".

E allora , ponte verso cosa?

La risposta è amara: ragioni politiche assai prima che finanziarie sono all'origine di questo prestito.

La cui finalità principale, infatti, è quella di tenere la testa di Alitalia fuori dall'acqua per il tempo necessario al passaggio di consegne fra il governo di Romano Prodi e quello di Silvio Berlusconi.

Su questo punto davvero non vi possono essere dubbi dato che ieri è stato il portavoce ufficiale del Cavaliere a sollecitare il decreto, bollando come condotta irresponsabile un'eventuale scelta diversa da parte del governo ancora in carica.

Al quale non è rimasto altro che fare quello che gli veniva richiesto.

In altre parole: se per la forma il decreto reca la firma del premier uscente, il suo vero proponente e responsabile si chiama Silvio Berlusconi.

Altro, dunque, che la promessa di non mettere le mani nelle tasche degli italiani: al Cavaliere è riuscito in proposito un vero capolavoro acrobatico, quello di smentire se stesso perfino in anticipo sul suo ingresso a Palazzo Chigi.

Come, in fondo, era scritto che avvenisse visto che proprio Berlusconi in prima persona ha fatto il possibile e l'impossibile, nel corso della recente campagna elettorale, per chiudere l'unica strada aperta, quella della trattativa con Air France.

Dapprima si è avvolto nel tricolore demonizzando l'accordo con Parigi come una colonizzazione dell'Italia che il suo futuro governo non avrebbe mai potuto accettare.

Poi si è spinto, con qualche eccesso di tracotanza, a rievocare la sua prima e non proprio limpida battaglia contro Prodi ai tempi dell'operazione Sme.

Infine, sotto la spinta pressante del trio Bossi-Formigoni-Moratti, si è prodigato nel difendere gli interessi di quella Malpensa che è stata l'ultima esiziale sanguisuga del bilancio Alitalia.

Non pago di aver così turbato pesantemente i corsi di Borsa del titolo e la trattativa in atto coi francesi, il Cavaliere ha lanciato nell'aria l'amo di una cordata italiana, al quale le corporazioni sindacali del settore si sono aggrappati con la disperata spregiudicatezza di chi è disposto a tutto pur di evitare la resa dei conti con la lunga catena di errori commessi in anni e anni di follie.

Ora, una volta ottenuto l'ampio successo elettorale che si sa, Berlusconi non ha fatto altro che rincarare la dose della sua offensiva contro Air France.

Da un lato, ha proclamato che l'accordo coi francesi si poteva fare soltanto a condizioni di pari dignità: belle parole da comizio, ma che suonano del tutto comiche nel caso specifico di negoziato fra un'azienda ormai provinciale e moribonda e un'altra che macina profitti sui mercati di tutto il mondo.

Dall'altro lato , ha scelto la sontuosa cornice della sua villa in Sardegna per un ennesimo colpo di teatro: la richiesta al suo grande amico, Vladimir Putin, di tenergli bordone nel prospettare l'entrata in scena niente meno che della russa Aeroflot come alternativa all'accordo coi francesi.

Così disinvoltamente trascurando anche il piccolo particolare che l'ingresso di un'azienda di uno Stato extracomunitario comporterebbe per Alitalia la tragedia finale della perdita dei diritti di volo non solo nelle rotte interne all'Unione, ma anche in quelle intercontinentali.

In queste condizioni il ritiro dei francesi dalla partita era il minimo che ci si potesse attendere da chi è abituato a stare sul mercato in base alle regole più elementari del medesimo.

Su questo punto critico Silvio Berlusconi ha giocato le sue carte ed ha avuto una volta di più successo, mettendo in campo una determinazione spudorata e a tratti feroce.

Tanto spudorata e feroce da infilare le mani nelle tasche degli italiani a pochi giorni dalla chiusura di una campagna elettorale nella quale si era sbattezzato a proclamare che non l'avrebbe mai fatto.

Se il buon governo si vede dal mattino…


 

di Massimo Riva – la Repubblica